Di Lorenzo Belloni, Sales Manager di Polistudio S.p.A.

AdobeStock 81647703 smallSiete certi che i vostri dipendenti all’estero siano correttamente tutelati?

Nel caso malaugurato di un incidente, la vostra organizzazione ha la capacità di rispondere adeguatamente?

Voglio condividere con voi qualche riflessione partendo da un caso recente: la sentenza che, in primo grado, condanna i vertici della società italiana Bonatti ritenendoli in parte responsabili per il rapimento e la morte di due suoi tecnici in Libia.

Il presidente e i componenti del Cda sono stati giudicati colpevoli di cooperazione colposa nel delitto doloso, poiché nel corso del processo è emerso che l’azienda non aveva un responsabile di sicurezza nel paese dove è avvenuto l’incidente.

Voglio premettere che, senza entrare nel merito della correttezza della sentenza, sono certo che il problema sia più formale che sostanziale: difficilmente un’azienda del calibro di Bonatti trascura aspetti come quelli in questione.

Resta comunque un evento di portata storica per l’Italia e ha portato a elaborare una sentenza che dà importanza al tema dei lavoratori in trasferta all’estero, con particolare riferimento a paesi ad alto rischio. L’evoluzione di tecnica, giustizia e consapevolezza hanno portato a considerare riduttivo occuparsi solo degli aspetti legati alla “security”, probabilisticamente, infatti, è più facile che si verifichino incidenti legati alla “safety”. Vi invito a tenere conto di tutto ciò che un lavoratore può essere chiamato a fare all’estero, non solo attività cantieristiche e produttive, ma anche commerciali e finanziarie, di avviamento degli impianti o manutentive, la domanda che ci possiamo fare allora è:

Perché fino a oggi non ci abbiamo pensato? Perché non ne abbiamo tenuto conto?

È chiaro che la risposta sta nell’evoluzione scientifica e tecnica e, soprattutto, nel cambiamento sociale ed economico a livello mondiale: internazionalizzazione e globalizzazione hanno incrementato gli scambi internazionali e aumentato di conseguenza il numero di lavoratori oltre i confini nazionali.

Cosa serve fare?

Sicuramente è necessario rivedere organizzazione e attività lavorativa delle aziende, utilizzando anche strumenti come check list dedicate che consentano di non trascurare alcun aspetto, mantenere costantemente aggiornato il Documento di Valutazione dei Rischi, adottare policy e procedure coerenti con la sensibilità e l’etica della propria organizzazione e, naturalmente, organizzare formazione allo scopo di sensibilizzare tutti i livelli organizzativi a partire dai vertici.

Noi di Polistudio S.p.A., consapevoli dei rischi legati a questo particolare ambito, siamo da tempo impegnati nel promuovere la compliance organizzativa per quanto riguarda safety e security dei lavoratori all’estero.

Non esitate a contattarci per una consulenza o per valutare il vostro livello di compliance!