Lorenzo Belloni, Sales Manager presso Polistudio S.p.A., commenta la recente sentenza della Corte di Cassazione sull'obbligo del DUVRI e la qualificazione contrattuale

Qui l'articolo a cui si fa riferimento (NdR).

book smallQuando leggo di sentenze come questa, nonostante tanti anni di esperienza, lo stomaco mi si stringe in una morsa, pensando al modo in cui, ancora oggi, vengono affrontate queste cose.

Sul caso in questione si è già espressa la Cassazione e non è il caso di colpevolizzare nessuno. Abbiamo tutti, però, il dovere di fermarci a pensare cosa si sarebbe dovuto fare perché quell’uomo non morisse lavorando e perché altri non seguano la stessa terribile sorte.

A mio parere, se ci si sofferma a discutere dei limiti dei giorni o se era applicabile il titolo quarto dell’81 rispetto all’art.26 si perde di vista l’obiettivo e la ratio del legislatore: se qualcuno – l’azienda committente - chiama a “casa propria” altri a fare un lavoro, deve pensare a fare in modo che nessuno si infortuni per problemi legati a una mancata pianificazione, indipendentemente dalla durata, dal contesto e dal numero delle persone.

In merito al caso della sentenza, era necessario che ciò che l’infortunato stava facendo fosse fatto proprio in quel momento?

Noi di Polistudio riteniamo vitale l’organizzazione e mai come in questo caso l’affermazione è calzante: quante volte il nesso di causa di un infortunio o di un near miss è identificabile alla contemporaneità e “spazialità”? Quante volte avrebbe potuto essere evitato semplicemente pianificando?

Il pericolo era evidente? L’infortunato poteva rendersene conto? È sufficiente che il pericolo sia segnalato?

Tutta la documentazione che produciamo, individuando impeccabilmente rischi e misure di prevenzione, arriva a chi deve effettivamente svolgere il lavoro? Molto spesso no.

I divieti si possono effettivamente rispettare se devo svolgere proprio quel compito?

La legge è ineccepibile e in alcuni casi ridondante nel ribadire che è chi commissiona il lavoro a dover pensare come realizzarlo in modo coerente e fattibile. I verbali di coordinamento o i PSC sono pieni di divieti, ma poche volte sono date le indicazioni di come fare senza infrangerli.

Voglio dedicare queste mie riflessioni alla persona che quella sera non è tornata dalla sua famiglia, senza giudicare, ma cercando di far riflettere chi come me deve trarre quotidianamente motivazioni, energia e argomenti per fare in modo che eventi come questi cessino di accadere.

Lorenzo Belloni

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