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DPI e DPC

COME NEUTRALIZZARE L’ACIDO SOLFORICO
Il Ministero dell’Ambiente stabilisce modalità e soggetti coinvolti

E’ entrato in vigore a fine di marzo il decreto ministeriale n.20 del 24/01/2011 che riporta il regolamento recante l’individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori. Cosa stabilisce il decreto? Quali sono i soggetti coinvolti? Come si calcola la quantità necessaria di sostanza assorbente? Quali sono le sostanze neutralizzanti?

Cosa stabilisce il decreto?
"Vista la necessità di adottare norme tecniche a tutela dell’ambiente e del territorio – spiega Renzo Smolari di Zenith Sicurezza – il Ministero dell’Ambiente ha introdotto a partire dal 29 marzo uno specifico regolamento e relativi allegati che vanno ad approfondire le modalità da adottare in caso di sversamenti di acido solforico, e determinano la misura delle sostanze assorbenti o neutralizzanti da utilizzare."
Quali sono i soggetti coinvolti?
"La sostanza assorbente e neutralizzante deve essere tenuta a disposizione nella quantità opportuna in tutti gli ambienti destinati a contenere stabilmente concentrazioni di accumulatori al piombo acido (le cosiddette batterie); in locali destinati allo stoccaggio, alla ricarica, alla manutenzione e in generale alla movimentazione di contenitori portatili di elementi al piombo acido; nelle stazioni di ricarica. La normativa coinvolge anche coloro che possiedono batterie a trazione installate a bordo dei mezzi azionati da motori elettrici come carrelli elevatori e trasportatori, transelevatori, trattori, bus, auto. E’ buona regola anche dotare di sostanza assorbente e neutralizzante i veicoli per il trasporto pubblico a trazione elettrica impiegati in città.
Come si calcola la quantità necessaria di sostanza assorbente?
"La normativa fornisce indicazioni specifiche circa le quantità di prodotto neutralizzante da tenere a disposizione, in particolare per le batterie d’avviamento, considerati il diverso numero delle batterie movimentate e le diverse tipologie di attività, la sostanza assorbente che deve essere tenuta a disposizione per eventuali sversamenti deve corrispondere alla quantità necessaria per estinguere completamente i volumi di soluzione acida. Questo vale per i depositi per la vendita all’ingrosso e quelli per la vendita al dettaglio come concessionarie auto e moto."
Quali sono le sostanze neutralizzanti?
"Si tratta di prodotti disponibili in polvere o in gel. I neutralizzatori inibiscono la pericolosità dell’acido solforico eliminandone l’acidità.  Così neutralizzato, l’acido accidentalmente sversato può essere smaltito come rifiuto speciale non più tossico."
Quali altri dispositivi di sicurezza vanno utilizzati per un corretto uso del neutralizzante?
"L’operatore che tratta il prodotto neutralizzante deve indossare guanti antiacido già presenti all’interno del kit che contiene calze assorbenti, assorbitori che vanno stesi sulla fuoriuscita di liquido, sacchi per lo smaltimento del rifiuto e una cartina tornasole in grado di verificare il grado di acidità del materiale di risulta."

> Visualizza la scheda informativa sul SOLFONET

 

ACQUE SOTTERRANEE E SOSTANZE PERICOLOSE

L’importanza degli armadi di sicurezza per i fitofarmaci (a cura di ZENITH Sicurezza Srl)

Dall’approvazione del Consiglio dei Ministri della riforma a carico della Politica Agricola Comune datata 23 giugno 2003, è cambiato il rapporto fra agricoltura, ambiente e società. Un rinnovamento che ha coinvolto tutti gli agricoltori che intendono beneficiare dei finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea e introdotto una serie di impegni di corretta gestione agronomica dei terreni, di salvaguardia dell’ambiente, della salute pubblica e del benessere degli animali. Quali sono gli obblighi da rispettare in caso di smaltimento di prodotti inquinanti impiegati in agricoltura? Come applicare la normativa per non perdere i contributi o incorrere in sanzioni?Cosa dice la legge in merito alla conservazione di fitofarmaci in azienda? Cosa sono gli armadi di sicurezza per i fitofarmaci?

La normativa di riferimento -spiega Renzo Smolari, Amministratore di Zenith Sicurezza - è la direttiva CEE 80/68 che disciplina la protezione delle acque sotterranee dell’inquinamento provocato da sostanze pericolose.” Regolamentazione che obbliga l’agricoltore a rispettare le disposizioni di utilizzo e smaltimento dei prodotti impiegati in agricoltura contenenti sostanze che possono inquinare le acque sotterranee come fitofarmaci, carburanti e lubrificanti. 

Quali sono gli obblighi da rispettare in caso di smaltimento di prodotti inquinanti impiegati in agricoltura?
“Innanzitutto va evitata la dispersione di sostanze che possano arrecare danni alle acque sotterranee. Aldilà di una corretta gestione delle acque che provengono dal lavaggio di contenitori di serbatoi, irroratori e atomizzatori e di quella delle acque reflue degli impianti di depurazione, vanno adottate misure di carattere preventivo che tutelino dal rischio di eventuali sversamenti nel sottosuolo di carburanti e lubrificanti e una corretta gestione dello stoccaggio dei carburanti in serbatoi a norma con vasca di contenimento e di quello dei fitofarmaci e prodotti chimici in armadi o contenitori a norma.”

Cosa dice la legge in merito alla conservazione di fitofarmaci in azienda?
“La direttiva CEE 91/414  ne chiarisce le modalità di conservazione in azienda, in particolare dispone che tali prodotti vengano riposti in armadietti appositamente chiusi a chiave e opportunamente forati per evitare l’accumulo di vapori tossici.”

Cosa sono gli armadietti di sicurezza per fitofarmaci e dove devono essere collocati?
“La soluzione che propone la Zenith Sicurezza è un armadio che risponde alle indicazioni dettate dalla normativa. E’ presente in diversi formati, realizzato in lamiera e verniciato a fondo con spigolo arrotondato. Oltre all’apposita griglia di areazione dispone di una vasca di raccolta per il contenimento di un’eventuale fuoriuscita di sostanza nociva. L’armadietto deve essere collocato in un locale arieggiato e all’esterno del magazzino devono essere esposti i dovuti segnali di pericolo.”

NEWS del 02/05/2011

 

MANUTENZIONE DEL VERDE
Ecco quali sono i dispositivi di protezione individuale

La stagione è quella giusta per iniziare i lavori di manutenzione del verde. Rami da potare, erba da falciare e tutto quel che occorre per dare un aspetto più ordinato ad alberi, siepi e giardini. Ma quali sono i dispositivi di  protezione individuale più adatti per lavorare in sicurezza? Cosa dice la normativa?

“Per prima cosa dobbiamo distinguere la manutenzione del verde che avviene su luogo pubblico da quella su luogo privato” precisa Renzo Smolari, Amministratore di Zenith Sicurezza. “Solo la prima è soggetta a una serie di regole. Gli operatori che lavorano nei pressi di una strada, per esempio, devono indossare un abbigliamento idoneo che rispetti i criteri di alta visibilità sia nel colore (arancione, giallo o rosso) sia nella bande rifrangenti che ne permetta la visibilità già a una media di 800 metri di distanza.”

I tre colori possono essere usati indistintamente?
“In teoria sì, ma in Italia viene preferito l’arancione, forse perché al rosso solitamente si collegano i mezzi di soccorso e il giallo lo si identifica con gli uomini della protezione civile. All’estero chiunque lavori su strade, in autoparchi o gallerie, preferisce il giallo.”

Quali sono i DPI da utilizzare per la manutenzione del verde su suolo pubblico?     
“Se si fa uso di apparecchi con motore a scoppio, che di norma superano gli 85 decibel consentiti, la normativa vigente richiede l’uso di cuffie o tappi a protezione dell’udito. Perlopiù cuffie, perché meglio si prestano alla tutela dai rumori di bassa frequenza.”

L’isolamento totale dal rumore non fa correre il rischio di limitare la comunicazione? 
“Certamente sì, ma per i lavori svolti in gruppo esistono cuffie comunicanti che isolano solo dalle frequenze dannose. Protezioni che fermano il chiasso dell’eventuale motosega e lasciano passare la voce dei colleghi.”

Quali altri obblighi introduce la normativa?
“La protezione degli occhi. Nei casi più comuni è sufficiente una visiera a rete agganciata all’elmetto anche se lascia passare la polvere ha il vantaggio di non appannarsi rispetto a quella in policarbonato. In aggiunta si possono indossare anche gli occhiali. Se c’è polvere potrebbe essere necessaria anche una mascherina per la protezione delle vie respiratorie.”

Per falciare l’erba?
“Il taglio del’erba richiede una protezione per gli arti inferiori. Innanzitutto le scarpe antinfortunistica e in alcuni casi potrebbero essere indicati anche gli stivali che non sono ad esclusivo appannaggio dei boscaioli, ma possono tornare utili anche a chi pratica il taglio dell’erba con un decespugliatore a lama. In questo caso serve anche un pantalone adeguato di materiale antitaglio a protezione dell’arto. Il tipo di pantalone varia in base al numero dei giri della  motosega. La normativa non impone una particolare protezione al busto, anche se ovviamente esistono pantaloni con pettorina. Lavorando all’aperto, l’addetto alla manutenzione del verde dovrà però indossare una cosiddetta protezione classe uno, ossia almeno un tessuto che protegga dalle escoriazioni e dal sole. Di guanti poi ne basta uno solo a protezione della mano esposta al taglio. Per la mano che impugna l’attrezzo invece esistono guanti che ammortizzano le vibrazioni che sappiamo molto dannose per il sistema nervoso.”

NEWS del 15/04/2011

 

SICUREZZA E ANTINCENDIO
In sostituzione i maniglioni antipanico e gli elementi di chiusura non marcati CE

E’ scaduto il 16 febbraio il termine entro il quale adeguare maniglioni antipanico ed elementi di chiusura, maniglie e serrature delle porte tagliafuoco, delle uscite d’emergenza e delle porte lungo le vie d’esodo, al DM 3 novembre 2004. La norma, entrata in vigore il 16 febbraio 2005 prevedeva che i suddetti dispositivi non marcati CE fossero sostituti a cura del titolare in caso di rottura del dispositivo o sostituzione della porta o in caso di modifiche dell’attività che avessero comportato un’alterazione peggiorativa della vie di esodo o a sei anni dall’entrata in vigore dello stesso decreto.

Cosa comporta? Quale consiglio dare alle aziende? Quali sono i soggetti coinvolti?
“E’ importante sottolineare che porta di evacuazione e porta di compartimentazione rientrano nei presidi antincendio -  dichiara Renzo Smolari, Amministratore di Zenith Sicurezza – e in quanto tali sono soggetti alla manutenzione semestrale come previsto dalle normative vigenti. Per prima cosa va fatta una verifica su ogni porta. E’ opportuno verificare anche che tutte le componenti del sistema di chiusura siano marcate CE e in caso di non marcatura corretta, è necessario provvedere alla sostituzione immediata.”

Quali i rischi?
“Non adeguarsi alla norma può comportare, in caso di verifica ispettiva, l’immediata prescrizione della sostituzione del dispositivo e nel caso di incendio, invece, la contestazione da parte dell’agenzia assicuratrice che può rivalersi sul mancato funzionamento del presidio antincendio non conforme alle normative vigenti e non coprire l’eventuale danno subito.” 

Cosa possiamo consigliare alle aziende?
“In teoria, attraverso i controlli semestrali periodici, tutte le aziende dovrebbero già avere sostituito tali dispositivi, ma sappiamo per esperienza che non è così. Un po’ per la non conoscenza del decreto e un po’ perché continuano a distribuire e installare dispositivi di importazione non marcati CE, tendenza che verrà mantenuta almeno finché non si saranno esaurite le scorte in magazzino di materiale non conforme. Alle aziende consigliamo di verificare la corretta marcatura CE e integrare nei contratti di manutenzione e verifica che vengono eseguite sugli estintori anche la manutenzione di questi dispositivi perché in caso di mancata manutenzione si può andare incontro a spiacevoli sanzioni.”

Chi può garantire la manutenzione delle porte installate lungo le vie d’esodo?
“La manutenzione può essere garantita dal produttore della porta, dal venditore o da soggetti autorizzati e appositamente formati. Qualche azienda può disporre di manutentori interni, adeguatamente formati e autorizzati.”

Quali sono i soggetti coinvolti?
“Il titolare e il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione devono far presente che il 16 febbraio è scaduto il termine entro il quale le aziende devono adeguarsi alla nuova normativa.”


Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare, senza alcun onere, la Zenith Sicurezza Srl che si rende disponibile a fornire indicazioni operative in merito (info.sicurezza@zenithnorisk.it)

NEWS del 01/03/2011

 

SICUREZZA IN CASO DI INCENDIO
In scadenza la sostituzione dei maniglioni antipanico

(a cura di ZENITH Sicurezza Srl)

Scade il 16 febbraio il termine entro il quale le aziende dovranno sostituire tutti i maniglioni antipanico e gli elementi di chiusura delle porte tagliafuoco, quelli delle uscite di emergenza e quelli delle porte lungo le vie d’esodo che non siano regolarmente marcati CE.  Introdotta dal DM 3 novembre 2004, la disposizione, relativa all’installazione e alla manutenzione dei dispositivi per l’apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d’incendio, coinvolge i titolari di ogni azienda che devono “sostituire tutti quei dispositivi non muniti di marcatura CE già installati nelle attività.”

Maggiori dettagli saranno presenti nella prossima news di marzo.

 

 NEWS del 15/02/2011